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Dalle criticità del diritto penale nazionale a quelle del “diritto penale europeo”: chi è causa del suo mal pianga se stesso? Riflessioni su Taricco e dintorni

Antonella Massaro

Archivio Penale
© dell'autore 2017
Ricevuto: 06 novembre 2017 | Accettato: 20 novembre 2017 | Pubblicato: 20 novembre 2017


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Riassunto

Molte delle criticità emerse nell’ambito del c.d. diritto penale europeo rappresentano l’autentica deflagrazione di altrettanti talloni d’Achille già ravvisabili sul solo versante del diritto nazionale. Il riferimento è, anzitutto, alla “relativizzazione” della riserva di legge, alla controversa distinzione tra norme sostanziali e norme processuali, al problematico rapporto tra i corollari della legalità penale. Gli ultimi due aspetti sono quelli attorno ai quali si sta sviluppando anche il caso Taricco. Con l’ordinanza n. 24 del 2017, in particolare, la Corte costituzionale sembra aver attribuito un significativo rilievo al principio di determinatezza, che fino a questo momento non ha certo svolto la “parte del leone” nella difesa di una legalità formale visibilmente in corso di disfacimento. Il caso Taricco, infine, offre l’ennesima occasione per riflettere sulla reale portata dei controlimiti e sulla metamorfosi che sta interessando gli stessi: sembrerebbe che il meccanismo in questione sia oggetto di una progressiva “esternalizzazione”, nel senso che si vorrebbe in qualche modo delegare la scelta relativa alla sua attivazione alla Corte europea e quindi, di riflesso, ai giudici comuni nazionali. Da ciò deriverebbe però una sostanziale estromissione della Corte costituzionale dal meccanismo dei controlimiti e, di conseguenza, la riproposizione di un atavico dilemma: quis custodiet ipsos custodes?

 

A considerable number of criticalities, emerged from the so-called European criminal law, represent the true deflagration of “Achilles heels” which appear to already exist in the Italian legal system. The reference is, especially, to the “relativization” of the rule of law in criminal matters, to the controversial distinction between substantive and procedural rules and to the problematic relationship among corollaries of the principle of legality in criminal law. The debate about the Taricco case concerns these last two points. The Order No. 24/2017 of the Italian constitutional Court seems to attach great importance to the principle of legal certainty that has not taken the “lion’s share” of the defense of the principle of legality until now. Furthermore, the Taricco case provides yet another opportunity to reflect on the extent and the metamorphosis of the so-called counter-limits (controlimiti). In fact, it seems that this system is subject to a progressive “externalization” and that the choice of its activation is delegated to the Court of Justice of the European Union and therefore to the national judges. However, this would lead to a substantial removal of the role of the Italian constitutional Court from the system of “controlimiti” and then an ancient dilemma might arise: quis custodiet ipsos custodes?


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